Verso il trattamento dei tumori cerebrali

Un nuovo studio presso l’Università di Tel Aviv offre una speranza in più a decine di migliaia di pazienti affetti da gliobastoma multiforme, il tumore al cervello più comune e più maligno. Il Prof. Dan Peer del Dipartimento di Ricerca sulle cellule e di Scienza e geni dei materiali dell’Università di Tel Aviv, ed il Dott. Zvi Cohen, capo dell’unità di neurochirurgia oncologica del Sheba Medical Center di Tel Hashomer, hanno unito le loro forze per sviluppare un nuovo trattamento per il tumore al cervello che agisce direttamente sulle cellule tumorali senza danneggiare i tessuti sani, aprendo così un nuovo scenario per il trattamento di questo tipo di tumore distruttivo, che attualmente non prevede nessuna cura.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista ACS Nano.

Il gliobastoma multiforme (GBM) è uno dei tumori cerebrali più invasivi e aggressivi e rappresenta circa il 50% di tutti i tumori cerebrali. Nella maggior parte dei casi, le probabilità di sopravvivenza dei pazienti varia dai sei mesi ad un anno e mezzo.

Spiegano i ricercatori:

Anche i trattamenti più innovativi del settore, quali la terapia genica, il trattamento con tossina batterica e il trattamento con le emissioni di ultrasuoni ad alta potenza, non sono riusciti ad arginare i tumori cerebrali, principalmente a causa dei passaggi ristretti attraverso la barriera ematoencefalica che separa il flusso sanguigno ed il sistema nervoso.

Secondo il Prof. Peer, il trattamento dei gliomi praticato attualmente, consiste nell’asportazione del tumore e l’inserimento di un tubo flessibile, nel luogo in cui è stato tolto il tumore, che permette di continuare il trattamento con i farmaci:

Purtroppo, attualmente non esiste nessun trattamento efficace per questi tumori, perché sono entrambi generalmente invasivi e resistenti a chemioterapie e radiazioni.

Il trattamento innovativo sviluppato dal Prof. Peer e dal Dott. Cohen si basa su un approccio che combina due elementi in prima linea nella ricerca sul cancro: nanomedicina e la terapia RNAi, piccole molecole capaci di agire sul meccanismo cellulare ed in particolar modo si prefigge l’obiettivo di bloccare la produzione di una particolare proteina.

Il Prof. Peer lavora da molti anni per sviluppare nanoparticelle microscopiche in grado di somministrare farmaci direttamente al sito del tumore senza danneggiare i tessuti sani. Lo scorso novembre il Prof. Peer ha vinto il Premio Untold News per l’innovazione israeliana. Il Dott. Cohen da anni studia pazienti affetti da glioma, compreso il trattamento sperimentale sul tessuto canceroso e sul tessuto sano dopo l’esportazione tumorale.

Quando ho sentito parlare del lavoro del Prof. Peer, sapevo di aver trovato un nuovo approccio adatto al trattamento di questo tipo di cancro, un approccio che unisce nanotecnologia e biologia molecolare.

La strategia sviluppata permette di far agire le molecole RNAi direttamente sul tumore usando le nanoparticelle avvolte di una sostanza che si lega alla cellula tumorale. Successivamente versa un acido nucleico che blocca l’espressione delle proteine all’interno della cellula.

Le nostre particelle sono una sorta di “Cavallo di Troia”. Sono avvolte da uno zucchero specifico di cui le cellule cancerose hanno bisogno per produrre le metastasi. In questo modo è possibile vedere quali cellule legano e quali no. La differenza con la chemioterapia risiede nel fatto che quest’ultima non è in grado distinguere le cellule tumorali da quelle sane. Le nanoparticelle invece, sono più precise, bersagliano il tumore ma non danneggiano i tessuti sani.

Queste nanoparticelle sono state testate sui topi di laboratorio. Secondo il Prof. Peer, i risultati sono stati incredibili: 100 giorni più tardi, il 60% dei topi sono sopravvissuti e si comportavano in maniera del tutto normale, mentre tutti coloro che ricevevano il trattamento mediante chemioterapia sono morti dopo 30 – 40 giorni.

L’applicazione di questi sistemi sui pazienti umani non è scontata, ma il Prof. Peer e il Dott. Cohen ritengono che in un tempo relativamente breve, si vedrà sempre di più l’uso della medicina molecolare, con la speranza che nei prossimi anni l’arsenale farmaceutico a disposizione dei medici possa aumentare significativamente, non solo nel campo del cancro al cervello ma anche contro una vasta gamma di malattie.

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