Studio israeliano sui robot vince primo premio in Cina

Studio israeliano sui robot vince primo premio in Cina

Gli esseri umani sono in grado di interagire facilmente con robot con che presentano caratteristiche di base e che sono in grado di suscitare comunicazione e comprensione. La scoperta arriva dai ricercatori del Centro interdisciplinare Herzliya (IDC), un college privato israeliano.

Secondo i ricercatori israeliani oggi la maggior parte dei robot sono progettati come umanoidi che imitano sia l’aspetto umano che il comportamento, ma può esserci interazione anche con robot che non assomigliano agli umani e sono in grado di fare gesti più semplici.

I ricercatori nel loro studio, come riporta The Times of Israel, evidenziano:

“Costruire questo tipo di robot è generalmente complesso e costoso e il risultato può creare aspettative non realistiche sul robot, causando frustrazione negli utenti. Pertanto, la capacità di generare interazioni sociali attraverso gesti minimi in un oggetto astratto potrebbe portare a una varietà di soggetti sociali più semplici, meno costosi e più affidabili, e potrebbe consentire agli oggetti già esistenti di impegnarsi in interazioni sociali attraverso il movimento”.

Lo studio si è aggiudicato il primo posto nella competizione relativa alla ricerca sulla robotica al RO-MAN 2018 – IEEE, la conferenza internazionale sui robot e la comunicazione interattiva umana che si è tenuta in Cina.

La ricerca è stata condotta da un team multidisciplinare di informatici, psicologi, designer e ingegneri, presso il Media Innovation Lab della Scuola di comunicazione Sammy Ofer dell’IDC.

Come parte dello studio, i ricercatori, guidati da Hadas Erel e Oren Zukerman, hanno costruito un robot chiamato Jimmy. Si tratta di una piccola palla che si muove sulla superficie di una sfera più grande, grazie ad un braccio robotico nascosto all’interno della sfera e ad un magnete.

Jimmy il robot è stato progettato per interagire socialmente utilizzando solo movimenti ridotti al minimo. Per creare movimenti espressivi, tuttavia, i gesti sono stati progettati in consultazione con esperti di movimento, tra cui un coreografo, un burattinaio e un animatore.

I partecipanti allo studio sono stati inviati a interagire con Jimmy, che utilizzava solo i gesti come forma di comunicazione. I partecipanti sono stati poi interrogati sulle loro esperienze.

Lo studio ha dimostrato che i partecipanti hanno dato un significato sociale ai diversi gesti, differenziando tra “approccio” – gesti amichevoli e positivi – e gesti “evitanti” che indicano la volontà o meno del robot di interagire con i partecipanti.

Secondo i ricercatori quando ci si aspetta che i robot usino la parola, l’esperienza può essere frustrante per gli utenti, dal momento che il linguaggio non è sempre compreso.

Hadas Erel, ricercatrice presso l’IDC di Herzliya, ha osservato:

“Lo studio ha dimostrato che semplici oggetti astratti progettati con gesti precisi possono portare a significative esperienze di interazione sociale, sia in positivo che in negativo. Gli intervistati sono stati in grado di interpretare anche i gesti più semplici, indicando che non c’è bisogno per gli sviluppatori di far sì che i robot assomiglino agli umani per consentire coinvolgimento e sentimenti. Anche con qualcosa di astratto, si può creare un’interazione sociale”.

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