Silicon Wadi: il cuore tecnologico di Israele

Cosa è la Silicon Wadi da cui prende il nome il nostro magazine? Siamo in Israele e si tratta di un conglomerato che si estende dal limite di un porto all’inizio di un deserto ed in cui le tecnologie rappresentano il 50% delle esportazioni del paese. Ha edifici di fronte al mare e, nonostante le scarse precipitazioni, un clima umido. Quindi, situato più di 12.000 chilometri dalla Silicon Valley californiana.

La Silicon Wadi è il centro tecnologico di Tel Aviv, Ra’anana, Petah Tikva, Herzliya, Netanya, la città accademica di Rehovot, Rishon Le Zion, Haifa e Cesarea. Lì, tra il Mar Mediterraneo e il deserto del Negev, ci sono iniziative innovative che hanno già ricevuto investimenti di oltre 2.290 milioni di dollari.

Quello che una volta era un luogo noto per i suoi kibbutz (associazione volontaria di lavoratori iniziati come comunità agricole sorte durante la creazione dello Stato di Israele), oggi è una nazione industriale altamente tecnologica con più startup di tutti i paesi europei. Solo gli Stati Uniti superano questa quantità, ma parliamo di un paese con una popolazione maggiore di 40 volte.

Lo Stato svolge un ruolo attivo nello sviluppo tecnologico con investimenti e politiche atte al supporto. In parallelo, il servizio di leva obbligatorio impone che i giovani imparino a lavorare con chiunque, che sia di età più grande o più piccola non conta.

La forma mentis è che anche se un investimento risulta essere molto rischioso, il probabile fallimento fa parte del gioco e viene visto come una opportunità di crescita.

Così, dalle dune di Israele sono nati progetti come Waze, acquisita da Google, CloudLock, acquistata da Cisco, Moovit, Wix, TowerSec, Mobileye, Zebra e tantissimi altri.

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