Ricercatori israeliani invitano all’uso moderato della stimolazione elettromagnetica del cervello

Ricercatori israeliani invitano all'uso moderato della stimolazione elettromagnetica del cervello

Ricercatori israeliani suggeriscono di utilizzare in modo accurato la tecnica, non invasiva, di stimolazione elettromagnetica del cervello.

Il trattamento, noto come la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS), viene utilizzato per trattare la depressione, gli effetti di un ictus, la sclerosi multipla o i disturbi del movimento, mediante la trasmissione di impulsi al cervello di un paziente tramite una bobina magnetica posta vicino alla testa.

Una delle principali problematiche nell’uso di questo trattamento è determinare la tempistica degli impulsi.

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori israeliani dell’Università Bar-Ilan, insieme a neurologi tedeschi, dimostra che è preferibile inviare meno stimoli al cervello, dato che i neuroni “si stancano” quando vengono stimolati troppo velocemente e quindi cessano di rispondere alla terapia di stimolazione cerebrale.

Guidati dal Prof. Ido Kanter del Dipartimento di Fisica dell’Università Bar-Ilan, i fisici israeliani hanno dimostrato che ogni neurone ha un tasso di stimolazione massimo che è molto più basso di quanto si supponesse in precedenza. Quando stimolati troppo velocemente, si verificano errori di risposta neuronale.

Il professor Kanter, come riporta Times of Israel, ha affermato:

“I neuroni sono come le persone. La balbuzie si verifica quando parliamo troppo velocemente, gli errori si verificano quando scriviamo troppo velocemente e la confusione emerge quando impariamo troppo velocemente. I nostri risultati suggeriscono che tassi più lenti di stimolazione potrebbero essere più efficaci nella terapia cerebrale e suggeriamo che questo metodo sia adottato al fine di aumentare l’efficacia della terapia cerebrale”.

Le apparecchiature utilizzate per la stimolazione magnetica al cervello e i terapeuti che le utilizzano stanno diventando più precisi ed efficaci nella localizzazione e nel monitoraggio – in tempo reale – dei punti di stimolazione sulla testa.

La scoperta è stata pubblicata sulla rivista online Frontiers in Neuroscience.

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