Ricercatori duplicano su un chip la struttura che protegge il cervello

Ricercatori chip struttura cervello Israele

Duplicata su un chip la barriera emato-encefalica (BBB – blood-brain barrier) che protegge il cervello ​​usando le stesse cellule degli individui. Il BBB-Chip funziona esattamente come nel paziente.

A fare questo esperimento sono stati i ricercatori dell‘Università Ben-Gurion e del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles.

Il futuro della scoperta

Il successo di questo esperimento offre un nuovo modo di studiare i disturbi cerebrali e, potenzialmente, prevedere quali farmaci funzioneranno meglio per ciascun paziente.

La barriera emato-encefalica agisce come un gatekeeper bloccando l’entrare nel cervello di tossine e altre sostanze estranee presenti nel sangue. Tuttavia, può anche impedire ai farmaci potenzialmente terapeutici di raggiungere il cervello.

Le fasi dell’esperimento

I ricercatori israeliani e americani hanno raccolto da individui cellule del sangue e le hanno manipolate geneticamente in cellule staminali pluripotenti indotte.

Queste ultime sono state usate per formare i neuroni, le cellule dei vasi sanguigni e le cellule di supporto della barriera emato-encefalica.

Questi tipi di cellule sono state posizionate all’interno di chip microfluidici che imitano l’ambiente in cui le cellule interagiscono tra loro e con il sangue. Le cellule viventi hanno formato una barriera emato-encefalica funzionante che ha bloccato l’ingresso di alcuni farmaci.

È la prima volta che una struttura simile viene creata con cellule staminali pluripotenti indotte derivate da un paziente.

Il commento del dott. Vatine

Il ricercatore israeliano Gad Vatine, del Regenerative Medicine and Stem Cell Research Center dell’Università Ben-Gurion, a Israel21c ha spiegato:

“Questo approccio consente la previsione del farmaco cerebrale più adatto in maniera personalizzata. Questo è di particolare importanza per le malattie neurologiche come l’epilessia o la schizofrenia, in cui sono disponibili diversi farmaci approvati dalla FDA, ma le attuali selezioni di trattamento sono in gran parte basate su prove ed errori. Puntiamo a soddisfare le esigenze specifiche di ogni singolo paziente”.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell Stem Cell.

RetweeTech