Ricerca medica Israele: nuovi studi sulla Malaria

Uno studio condotto dalla Dott.ssa Neta Regev-Rudzki del Weizmann Institute suggerisce una possibile cura contro la malaria.

Una volta contratta la malattia, il corpo sviluppa la resistenza ai farmaci. In uno studio pubblicato lo scorso mese di dicembre su Nature Communications i ricercatori del Weizmann Institute, in collaborazione con i colleghi irlandesi e australiani, hanno dimostrato che la malattia, non solo si nasconde dal sistema immunitario dell’individuo ma usa anche una vera e propria strategia per ingannarlo.

La malaria è la seconda causa di morte a causa di malattie trasmissibili dopo la tubercolosi. La Dott.ssa Regev-Rudzki aveva già scoperto, durante i suoi studi presso il Melbourne Institute of Medical Research, che i parassiti comunicano tra loro durante la fase di incubazione, rilasciando piccole “borse” che contengono un “messaggio” composto da informazioni di DNA. Questa scoperta è ancora più interessante se si considera che questa piccola “borsa” deve attraversare almeno sei membrane separate per comunicare il “messaggio” del parassita da un globulo rosso ad un altro.

Nel nuovo studio si è scoperto che il parassita usa la stessa catena di comunicazione per uno scopo diverso: consegnare un “messaggio” ingannevole al sistema immunitario dell’individuo. Nelle prime 12 ore successive all’infezione dei globuli rossi, il parassita invia delle vescicole di DNA dirette alle cellule monociti. In linea di principio, i monociti costituiscono la prima linea di difesa contro gli attacchi esterni.

Ma con la malaria, la vescicola inganna questa cellula monocitaria. Infatti, mentre il sistema è impegnato a difendere il corpo da un falso pericolo, l’infezione reale si deposita all’interno dei globuli rossi, permettendo ai parassiti di moltiplicarsi. Quando finalmente il sistema immunitario si accorge dell’errore, purtroppo è passato del tempo prezioso e l’infezione è più difficile da combattere.

Il team di Regev-Rudizki ha identificato una sorta di “molecola-sensore”, chiamata STING, che si attiva quando la vescicola riesce a forare, e quindi entrare, nei monociti. È proprio questa molecola STING che fornisce un falso allarme al sistema immunitario, facendo credere che ci sia un pericolo. Gli scienziati si sono resi conto che eliminando la STING, il falso allarme non viene attivato.

Grazie a questo studio potrebbe essere possibile in futuro sviluppare metodi per bloccare l’infezione.

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