Nuovi studi sul cancro alla tiroide

I ricercatori del centro medico Rambam di Haifa e del Technion hanno decodificato per la prima volta il meccanismo che porta alcuni pazienti affetti da cancro alla tiroide a non rispondere positivamente ai trattamenti, fornendo una speranza per terapie più efficaci.

La ricerca è stata recentemente pubblicata sul Journal of [US] National Cancer Institute.

Circa il 10% delle persone affette da cancro alla tiroide – uno dei più comuni tipi di tumori maligni e la neoplasia più comune nelle donne rispetto agli uomini – sviluppa una resistenza alla terapia con lo iodio. In assenza di un’alternativa terapeutica efficace, il tasso di sopravvivenza di questi pazienti è particolarmente basso.

In Israele, come nel mondo occidentale, l’incidenza dei tumori alla tiroide è raddoppiata negli ultimi 30 anni, con questo aumento della sopravvivenza attribuito principalmente alla diagnosi precoce. Allo stesso tempo però, i tassi di mortalità per coloro che hanno il tumore in fase avanzata sono aumentati.

I ricercatori del Rambam e del Technion hanno scoperto che il meccanismo responsabile della resistenza dei tumori della tiroide è collegato al trattamento con lo iodio, che è il trattamento standard per la malattia. Il metodo si basa sulla rimozione chirurgica parziale o totale della ghiandola nella parte anteriore del collo, integrata con l’aggiunta di iodio radioattivo, se necessario. Le cellule tiroidee sono uniche in quanto trasferiscono lo iodio attraverso canali designati, consentendo al trattamento con iodio radioattivo di entrare nelle cellule cancerose sparse per tutto il corpo e distruggerle senza danneggiare altri tessuti del corpo.

Sebbene lo iodio radioattivo sia considerato un trattamento standard per il cancro alla tiroide, alcuni pazienti sviluppano metastasi a distanza di tempo o recidive locali che sono resistenti alla terapia con iodio. Questi pazienti hanno una prognosi infausta e bassi tassi di sopravvivenza.

Sebbene la resistenza al trattamento del cancro alla tiroide sia nota da decenni, fino ad ora la causa era sconosciuta.

Un gruppo multidisciplinare di ricercatori ha scoperto che la proteina, chiamata PIGU, è responsabile del trasporto dello iodio nelle cellule e dell’ancoraggio nella membrana cellulare. I ricercatori hanno trovato livelli significativamente più bassi di questa proteina nelle cellule tumorali di pazienti i cui tumori resistono al trattamento rispetto a quelli che hanno risposto bene alla terapia. I pazienti con bassi livelli di questa proteina hanno richiesto trattamenti ripetuti di iodio, senza troppi benefici, mentre i pazienti con normale espressione proteica hanno reagito bene al trattamento.

L’uso di metodi di ingegneria genetica ha permesso agli scienziati israeliani di ripristinare la sensibilità alla terapia con iodio.

Queste le parole del Prof. Ziv Gil:

Questa scoperta è di grande importanza per i pazienti che presentano una resistenza alla terapia con lo iodio, perché ora possono essere utilizzati nuovi farmaci che inibiscono i recettori intracellulari.

Photo Credit | Prof. Ziv Gil –  MIKI KOREN/RAMBAM via JPost.com

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