Prof. Raphael Mechoulam: la cannabis curerà anche il diabete

I ricercatori scientifici un secolo fa si concentrarono sull’isolamento di sostanze attive della cocaina e dell’oppio, ma per molto tempo quelle della cannabis rimasero sconosciute. Nel 1940, il Prof. Roger Adams dell’Università dell’Illinois isolò il cannabidiolo (CBD). Ma è solamente nel 1962 che sono state identificate le strutture chimiche e le loro applicazioni dal Prof. Raphael Mechoulam del Weizmann Institute.

Dopo aver dedicato più di 50 anni della sua vita allo studio della struttura e degli effetti della cannabis, il Prof. Mechoulam è considerato il padre della ricerca sulla cannabis e dirige ancora numerosi studi nell’Università Ebraica di Gerusalemme. Gli studi riguardano la sintesi del cannabidiolo, un composto chimico di cannabis, ed il suo potenziale utilizzo per il trattamento di diabete, dolori, infiammazioni, pressione sanguigna e malattie cardiovascolari.

Secondo una ricerca iniziale del Prof. Mechoulam, il corpo umano ha un sistema “endocannabinoide” che reagisce all’assorbimento dei cannabinoidi. Quest’ultimi sono un gruppo di sostanze chimiche che comprende, in particolar modo, il cannabidiolo. Le prime scoperte del Prof. Mechoulam testimoniano la presenza di recettori specifici di cannabidiolo: l’assorbimento, attiva questi recettori in diverse parti del cervello che controllano il movimento, lo stress e la funzione cognitiva.

Il cannabidiolo, contrariamente al tetraidrocannabinolo, un altro componente principale della pianta, non è psicoattivo e quindi non ha alcun impatto sul sistema nervoso. Finora, era conosciuto per essere: antinfiammatorio, antinausea e antistress ma anche come trattamento contro epilessia, convulsioni e disordini del movimento. Ultimamente se ne sta testando la validità contro la crescita delle cellule tumorali.

Il Prof. Mechoulam ed il suo team hanno lavorato per diversi anni sugli effetti del cannabidiolo sul diabete ed il dolore cronico. Alcuni test clinici hanno condotto studi su topi allevati per sviluppare il diabete di tipo 1. Questo tipo di diabete è caratterizzato da un eccesso di zucchero nel sangue . Supponendo che, nei topi, il diabete si verifichi intorno all’età di 14settimane, stando ai test, il cannabidiolo fornito durante le prime 6-7 settimane ha diminuito la percentuale di topi colpita dal diabete. Infatti solo il 30% aveva sviluppato questa malattia, mentre coloro che avevano ricevuto il placebo erano circa il triplo.

Successivamente, un altro gruppo di topi è stato trattato a 14 settimane, ovvero mentre si sviluppava il diabete. In questo gruppo, esaminato 10 settimane più tardi,  solo il 30% presentava la malattia. Al di là della prevenzione quindi, il cannabidiolo impedisce anche lo sviluppo del diabete.

Recentemente, l’ISA Scientific, la cui missione è quella di migliorare la saluta generale fornendo trattamenti a base di prodotti non psicoattivi, ha stipulato un accordo in esclusiva mondiale con aziende del Centro Medico Hadassah di Gerusalemme e dell’Università Ebraica di Gerusalemme, dove il Prof. Mechoulam dirige le ricerche.

Al di fuori del cervello, i recettori cannabinoidi sono presenti in altre parti del corpo, come dimostra l’ultima ricerca del Prof. Mechoulam. L’azione del cannabidiolo potrebbe acquisire ancora più importanza rispetto al passato. Sintetizzando un gruppo di sostanze chimiche dalla marijuana, il Prof. Mechoulam ha dimostrato che è possibile adattare ogni cannabinoide a seconda del ricevitore per rendere il sistema ancora più reattivo all’assorbimento dei prodotti a base di cannabinoidi.

Chaim Lotan, ricercatori dell’Hadassah Medical Center ed il suo team, hanno testato il cannabidiolo su topi con attacchi di cuore causati da un insufficiente apporto di sangue in alcuni tessuti. I topi che hanno ricevuto una dose di cannabidiolo hanno sofferto molto meno di infarto rispetto a coloro che non lo avevano ricevuto. Si tratta, senza dubbio, di un risultato a favore dell’azione antinfiammatoria del cannabidiolo.

La Fase 1 della sperimentazione clinica sull’utilizzo del cannabidiolo, come potenziale trattamento contro il diabete e le malattie infiammatorie, ha sede in Israele dove l’ISA ha un progetto di Ricerca e Sviluppo. La Fase 1 misura il grado di tolleranza e tossicità del farmaco negli esseri umani: dopo il test sugli animali i ricercatori sono in grado di determinare la dose tollerabile. In questa fase il farmaco viene testato su un piccolo gruppo di volontari e monitorato dai medici.

L’ISA stima che il numero delle persone che soffrono di dolore cronico in tutto il mondo sia circa 349 milioni e quelli con il diabete circa 371 milioni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede un significativo aumento del diabete nel 2030.

La produzione mondiale di canapa è di circa 30.000 tonnellate all’anno. Con 23.000 tonnellate di canapa industriale prodotta per anno, la Cina è la più grande produttrice mondiale e di conseguenza una potenziale fornitrice di rilievo.

In conclusione la cannabis in un futuro potrà svolgere un ruolo importante per l’industria farmaceutica.

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