La sonda della NASA con tecnologia israeliana si avvicina al Sole

La sonda della NASA con tecnologia israeliana si avvicina al Sole

Parker Solar Probe è la sonda della NASA che per la prima volta in assoluto, alcuni giorni fa, si è avvicinata di più al Sole, arrivando a meno di 24 milioni di chilometri dalla sua superficie, oltre ad essere l’oggetto più veloce mai costruito dall’uomo.

Il sensore della navicella che catturerà le immagini ad alta risoluzione dell’atmosfera solare, comprese le emissioni di massa coronale (ECM) e il vento solare, è stato progettato in Israele.

Si tratta del sensore CMOS (complementare metallo-ossido-semiconduttore) qualificato per lo spazio. Allo sviluppo di CMOS, riproduttore di immagini ad alte prestazioni, hanno collaborato il produttore israeliano di circuiti integrati TowerJazz, con sede a Migdal Ha’emek a nord di Tel Aviv, e SRI International, un centro di ricerca indipendente senza scopo di lucro.

I sensori di immagine e la tecnologia pixel CMOS di TowerJazz sono utilizzati in applicazioni fotografiche, industriali, mediche, automobilistiche e di consumo, compresi telefoni cellulari di fascia alta e videocamere 3D.

Il co-fondatore e ingegnere di SpaceIL, Kfir Damari, a NoCamels ha dichiarato:

“Israele ha capacità tecnologiche sorprendenti e la gente di tutto il mondo apprezza l’ingegnosità dell’industria spaziale israeliana. Il sensore si aggiunge a una lunga lista di componenti israeliani utilizzati in progetti spaziali internazionali, come ad esempio lo Schiaparelli Mars Lander del 2016, che utilizzava un sistema di propulsione sviluppato da Rafael Advanced Defense Systems”.

Lo scienziato Nicola Fox del Laboratorio di fisica applicata dell’Università Johns Hopkins ha sottolineato:

“Parker Solar Probe risponderà a domande sulla fisica solare per le quali ci siamo interrogati per oltre sei decenni. È un veicolo carico di scoperte tecnologiche che risolverà molti dei più grandi misteri sulla nostra stella, compreso scoprire perché la corona del sole è molto più calda della sua superficie”.

La sonda dispone infatti di uno scudo termico per proteggere i suoi strumenti mentre attraversa questa zona di calore intenso. Questo vuol dire che il sensore non si scioglierà mentre orbita nell’atmosfera del sole.

Parker Solar Probe ci aiuterà, inoltre, a capire le dinamiche del vento solare e dell’energia che può esplodere, letteralmente, dalla nostra stella e avere conseguenze anche gravi per noi che viviamo a 150 milioni di chilometri. I suoi dati ci permetteranno di fare previsioni sul “meteo spaziale”, preziose perché brillamenti ed eruzioni possono danneggiare in maniera seria i satelliti in orbita, così come minacciare gli astronauti nello spazio.

Grazie al sensore israeliano a bordo della nave spaziale della NASA riusciremo a vedere le immagini della struttura della corona del sole.

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