Dai ricercatori dell’Università Ben Gurion un nuovo sistema di imaging satellitare

Dai ricercatori dell'Università Ben Gurion un nuovo sistema di imaging satellitare

I ricercatori dell’Università Ben-Gurion hanno sviluppato un nuovo sistema di imaging satellitare che rivoluzionerà gli aspetti economici e le immagini disponibili delle fotocamere spaziali e persino dei telescopi terrestri.

I ricercatori hanno introdotto Synthetic Marginal Aperture with Revolving Telescopes (SMART) e hanno dimostrano che diversi nanosatelliti, delle dimensioni di cartoni del latte, disposti in una configurazione sferica (anulare) potrebbero lavorare all’unisono combinando le immagini provenienti da ogni lente.

Dai ricercatori dell'Università Ben Gurion un nuovo sistema di imaging satellitare

A portare avanti lo studio è stata la dottoressa Angika Bulbul, sotto la supervisione del Prof. Joseph Rosen del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Informatica dell’Università Ben-Gurion.

Alla ricerca ha partecipato il Prof. Rosen e il dottor Vijakumar Anand, il quale si è concentrato su un sistema chiamato margine sintetico con i telescopi girevoli.

In un comunicato dell’Università, Angika Bulbul spiega l’importanza della ricerca:

“Abbiamo scoperto che non è necessaria l’intera lente del telescopio per ottenere le immagini giuste. Anche utilizzando un’area di apertura parziale di un obiettivo, fino al 43%, siamo riusciti ad ottenere una risoluzione dell’immagine simile all’area di apertura totale dei sistemi di imaging basati su specchi e lenti. Di conseguenza, l’enorme costo, il tempo e il materiale necessari per i giganteschi telescopi ottici spaziali tradizionali, con grandi specchi curvi, può essere ridotto”.

Per dimostrare le capacità di SMART, il team di ricerca ha costruito un modello di laboratorio in miniatura con una serie circolare di sottoaperture per studiare la risoluzione dell’immagine.

Lo studio è stato pubblicato sul numero di dicembre di Optica.

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