Conservazione della frutta, raccolgono interesse le innovazioni Pimi Agro

 

Circa il 30% della frutta sul mercato generalmente non è più idonea al consumo già prima di raggiungere il consumatore. Sono ormai quasi venti anni che l’imprenditore e tecnico Nimrod Ben-Yehuda ha fondato Pimi Agro, un’azienda che lavora per ridurre questo enorme spreco. Si tratta di una soluzione naturale, che senza l’uso di prodotti chimici, riesce a tenere fresca la frutta e la verdura per almeno 10 settimane. Una tecnologia che ha impiegato 15 anni di ricerca per essere sviluppata.

Le soluzioni Pimi Agro, brevettate in tutto il mondo, sono a base di perossido di idrogeno stabilizzato oltre il 99%, che ritorna alla natura sottoforma di acqua e ossigeno, senza lasciare alcun residuo chimico. Si tratta di additivi appositamente creati per le colture. La ricerca ha messo a punto formule specifiche per estendere la durata della conservazione di agrumi, drupacee (prugne, pesche e albicocche), patate, cipolle, patate dolci. Ora si lavora su asparagi, funghi , peperoni, carne, pollame e pesce.

I test hanno dimostrato che le soluzioni Pimi-Agro sono almeno 15 volte più efficaci di altri prodotti per la protezione delle colture contro le malattie. Grazie all’uso di questi brevetti, per esempio in Israele si utilizzano solo un terzo dei fungicidi normalmente utilizzati per gli agrumi.

In questa fase, l’Agenzia statunitense per la Protezione dell’Ambiente (EPA) ha approvato l’uso di Pimi Agro-prodotti e i principali rivenditori di frutta e verdura americani hanno iniziato ad utilizzarli. La più grande catena di vendita al dettaglio degli Stati Uniti, Wal-Mart, e Sun Pacific – il più grande distributore statunitense di agrumi -, hanno creato siti pilota su larga scala. Diversi operatori del settore alimentare, come Pepsico, FritoLay e BASF stanno attualmente testando tecnologie Pimi-Agro e altri clienti in Israele, Germania, Regno Unito, Canada, Giappone e Russia hanno cominciato a fare lo stesso. Sono in fase di sviluppo partnership con Filippine, alcuni paesi africani, l’India, la Cina e il Sud America grazie all’entusiasmo di Nimrod Ben-Yehuda che viaggia da un paese all’altro per presentare la sua innovazione.

Ben-Yehuda è venuto a contatto con quest esigenza nella sua adolescenza, quando lavorava nei campi del kibbutz, vedendo la quantità di frutta e verdura gettati via nei laboratori di confezionamento: “Vedevo enormi mucchi di peperoni o pomodori marci”. Diversi anni dopo, per testare il funzionamento della tecnologia, la  ricerca è stata condotta presso il Technion di Haifa, l’Istituto israeliano di tecnologia, presso l’Università Ebraica di Gerusalemme e il celebre Istituto Nazionale “Volcani Agricultural Research”. Ha poi dovuto convincere gli agricoltori ad adottarla per almeno 2 stagioni per ogni tipo di coltura, una disponibilità davvero non facile da ottenere, dal momento che le stagioni variano ampiamente e spesso il clima cambia rapidamente. “La maggior parte degli agricoltori sono conservatori come mentalità: si attaccano a ciò che ha funzionato in passato. Dare loro qualcosa di nuovo non è facile, ma per fortuna, gli agricoltori in Israele sono tra i più aperti alle nuove tecnologie”. I paesi poveri sono quelli che hanno più da guadagnarci. Ben-Yehuda racconta: “Ho visitato l’India e ho trovato che il 70% del raccolto di mango si perde prima di raggiungere i mercati. Di conseguenza il reddito degli agricoltori ne è fortemente intaccato. Non dovendo aumentare la produzione per ottenere più prodotto finito, si riduce anche l’uso di fertilizzanti e di acqua per l’irrigazione.

La sede di Pimi-Agro si trova nel kibbutz” Alonim”, in Galilea, proprio quello dove ha lavorato da giovane Ben-Yehuda, Alonim Galilea. La sua prossima sfida sarà quella di affrontare le malattie delle piante durante la loro crescita. La società collegata Swissteril, sviluppa una serie di prodotti per la depurazione delle acque, ovunque  manca l’energia per trattarle efficacemente. “Ci saranno 9 miliardi di persone sulla Terra nel 2050. Come dar loro da mangiare, mentre la superficie di terra coltivabile diminuisce e aumenta la carenza di acqua? Se eliminiamo tutte le perdite di cibo, potremmo davvero essere in grado di nutrire il mondo intero”.

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