Cina: primo investitore in startup israeliane

Le startup israeliane attraggono sempre più investitori e quelli cinesi sono sicuramente quelli più interessati.

Il 2015 è stato un ano record per gli investimenti in Israele. Nella prima metà dell’anno, 342 aziende hanno raccolto $2,1 miliardi. Le banche d’investimenti come Blackstone, Silverlake, KKR, Apax Partners, TPG, JPMorgan e Morgan Stanley, sono le prime ad investire in startup made in Israel.

Ma sono gli investitori cinesi coloro che stanno scommettendo sempre di più in questo ambito, sia prendendo quote di fondi di investimento israeliani sia investendo direttamente in startup. Nel 2015 sono previsti circa $4 miliardi d’investimento, 500 dei quali saranno effettuati da investitori cinesi.

Waze, acquisita da Google nel 2013 per $1 miliardo, fu l’inizio di una lunga serie di acquisizioni da parte delle multinazionali. Il giapponese Rakuten acquistò Viber per $900 milioni nel 2014.

Incoraggiati da questi esempi di successo, gli imprenditori di oggi non vogliono vendere per milioni di dollari: Essi mirano ai miliardi. Le aziende che sono state valutate oltre il miliardo sono: Taboola IronSource, Outbrain, Mobileye, Wix e molte altre.

I paesi asiatici confermano la loro presenza in Israele. Il 2015 ha visto crescere l’interesse da parte di Giappone, India e Corea del Sud per le tecnologie israeliane in tutti i settori (AdTech, tecnologia finanziaria, ambientale, medica, nanotecnologie e sicurezza informatica). Ma la Cina supera di gran lunga i suoi concorrenti asiatici in Israele. Giganti come Baidu e Alibaba investono moltissimo in startup israeliane. Anche i fondi di investimento stanno emergendo in Israele, come la Horizon Ventures, creata dal miliardario Li Ka Shing che ha già investito in 29 startup. Oltre a questi massicci investimenti, il magnate ha anche donato $130 milioni al Technion di Haifa, dimostrando la sua piena fiducia nelle tecnologie israeliane.

 

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