A lezione da Israele: come costruire un ospedale da campo in 12 ore

A lezione da Israele: Come costruire un ospedale da campo in 12 ore. Il segreto della velocità di Israele nella creazione di un ospedale da campo per le vittime di disastri in tutto il mondo, è un mix di esperienza, precisione, motivazione e competenza.

In caso di catastrofe, Israele è sempre stata tra i primi ad inviare aiuti umanitari ed equipe mediche sui luoghi dei disastri.

Come spesso accade durante questi tragici eventi, gli ospedali locali sono fuori uso o sovraffollati. In queste circostanze Israele riesce a creare dal nulla un ospedale da campo per fare fronte alle emergenze, entro 12 ore dall’inizio dell’installazione, che generalmente coincide anche con l’inizio della catastrofe.

Come riescono a costruire un ospedale d’emergenza in 12 ore?

ISRAEL21c ha chiesto spiegazioni al Prof. Kobi Peleg, un esperto di fama mondiale sulla gestione delle catastrofi e un veterano di numerose missioni israeliane di soccorso medico, che vanno dal terremoto armeno nel 1988 al terremoto in Nepal nel 2015.

La breve spiegazione è una combinazione dell’esperienza dell’IDF (Forze di Difesa israeliane) con la precisione del personale straordinariamente motivato ​​e qualificato. Ogni volta che Israele completa una missione, l’operazione di soccorso viene analizzata al fine di migliorare l’efficienza per la volta successiva.

Alcune ore prima dell’arrivo della delegazione medica, un gruppo ad hoc composto da tre a sei persone va in loco a valutare le esigenze e per trovare un luogo adatto per allestire l’ospedale.

Non appena atterrano i team medici e logistici, ognuno si mette al lavoro immediatamente, anche dopo un lungo ed estenuante viaggio.

Queste le parole di Peleg:

Nessuno va a dormire. Non importa se sei il direttore generale di un ospedale; se sei parte di una delegazione israeliana, si lavora duro.

Il team allestisce circa 20 tende e quindi organizza le attrezzature adeguate per ogni tenda. Se il disastro è stato, ad esempio un terremoto, l’unità più grande sarà quella dedicata al trauma e all’ortopedia. Se si tratta di una pandemia, la tenda principale si occuperà del trattamento delle malattie infettive. Se si tratta di un incendio, l’unità di ustione è la tenda principale.

Prima di iniziare a lavorare, ci incontriamo con i comandanti e con tutte le persone dell’ospedale da campo. Il comandante fornisce una panoramica della missione e delinea come vuole che il tutto venga organizzato. Ogni sera dobbiamo riassumere la giornata, analizzando se c’è bisogno di cambiare qualcosa e se ci sono problemi particolari da affrontare.

Gli israeliani collaborano con i funzionari locali e internazionali, gli ospedali, le organizzazioni internazionali di soccorso e le più piccole delegazioni mediche. Una moltitudine di processi decisionali e di coordinamento precede lo svolgersi della costruzione della prima tenda in qualsiasi zona del disastro.

israele per il nepal

Una volta che il paese colpito dal disastro accetta l’offerta di aiuto e il Ministero degli Esteri israeliano approva l’invio di una delegazione, le autorità devono determinare il tipo di assistenza più urgente. Potrebbe essere di ricerca e salvataggio, alimentare, ingegneria o medicina.

Le apparecchiature mediche saranno sufficienti, l’equipe medica è abbastanza o servono più elementi? Questi sono generalmente i primi quesiti.

Come afferma Peleg:

Queste sono decisioni molto complesse. Idealmente si dovrebbe aspettare fino al termine dell’analisi generica del disastro per valutare quanti ospedali locali sono stati danneggiati, quanti e quali tipi di vittime ci sono e quante delegazioni mediche internazionali sono in arrivo. Ma in un disastro su larga scala, le reti di comunicazione, le strade e gli aeroporti possono essere danneggiati ed è tutto più complesso. Di solito non avremo risposte reali fino alle successive 24/ 48 ore dopo il disastro.

L’altra opzione è quella di rispondere rapidamente. Questo è ciò che gli israeliani fanno più spesso.

Se le forniture iniziali non sono sufficienti, ciò che occorre può essere inviato abbastanza facilmente se la missione è vicino a casa, ma se è più lontano – per esempio, ad Haiti o nelle Filippine – la delegazione deve gestire l’emergenza senza quegli aiuti oppure chiedere al team che arriverà successivamente di portare gli elementi mancanti.

Per la missione medica in Nepal, Israele ha organizzato tutto entro le 30 ore dal disastro, arrivando con 120 operatori sanitari, 45 medici e 95 tonnellate di attrezzature, tra cui un laboratorio e dispositivi medici.

Israele ha una passato glorioso nella gestione dell’assistenza umanitaria, medica e logistica nei paesi in difficoltà di tutto il mondo ed è sempre tra i primi ad inviare squadre di salvataggio e medici. Tramite agenzie governative e organizzazioni no-profit, è stato in prima linea nei casi di:

  • tsunami in Sri Lanka (2004);
  • uragano Katrina a New Orleans (2005);
  • terremoto in Perù (2014);
  • ciclone in Myanmar (2008);
  •  tifone nelle Filippine (2009 e 2013);
  • terremoto di Haiti (2010);
  • incendio in un ospedale in Romania (2010);
  • terremoto in Giappone (2011);
  • tsunami e terremoti in Turchia (1999 e 2011);
  • uragano Sandy sulla costa orientale degli Stati Uniti (2012).

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